Tra le cose che proprio non sopporto, e che mi generano una reazione stizzita, una è senz’altro quando un mio assistito\a mi fa notare che ad uno sportello di prenotazione viene rifiutata una mia richiesta di esami o visita giudicandola sbrigativamente come “sbagliata”. Succede ad esempio quando un laboratorio non gradisce la codifica dell’esame (vedi il caso del fosforo o del citologico urinario), oppure la priorità segnalata, o ancora la tipologia di accesso. Ognuno di noi ha senz’altro altri esempi che ricorda.
Quando ho tempo alzo il telefono e dopo aver contestato il fatto all’operatore, chiedo di parlare con il Collega del reparto oppure con la Direzione Sanitaria. Può anche capitare che effettivamente sia stato io impreciso, ma nella maggior parte dei casi no. Ed in queste occasioni la mia ferma e motivata richiesta diventa una sola: dovete fare l’esame come richiesto nella mia impegnativa.
Mi è accaduto molto recentemente per una mia richiesta di RMN encefalo, come da proposta neurochirurgica, per una mia assistita sottoposta in precedenza a intervento per un neurinoma dell’acustico. Alla prenotazione: “il suo medico ha sbagliato, per il suo problema deve fare una RMN del massiccio facciale”. Telefono, spiego in modo fermo le mie ragioni, chiedo il confronto con il parere del Collega radiologo. Risultato: mille scuse, la stagista non sapeva, l’esame richiesto verrà fatto il giorno dopo stesso, in uno spazio liberatosi.

Altro conflitto riguarda visite ed esami per i quali viene richiesta copertura da parte dell’assicurazione sanitaria. Spesso succede che venga richiesto di modificare la diagnosi in quanto non accettata dall’assicurazione. Capita per lo più quando nella ipotesi diagnostica si fa riferimento ad una patologia pregressa e succede addirittura che venga proposta dall’assicurazione stessa una diagnosi diversa.
Anche in questo caso la risposta deve essere ferma: il dovere del medico è quello di fornire al consulente specialista gli elementi anamnestici rilevanti, cosa che certamente non può essere messa in discussione da una assicurazione. La richiesta fatta, ed il quesito diagnostico, sono corretti. Il medico inserisce nella richiesta le informazioni utili ai professionisti che effettuano visite ed esami. Non sarebbe comunque corretto aderire a richieste di tipo amministrativo/burocratico delle assicurazioni, che nulla hanno a che fare con le questioni cliniche affrontate dal medico. Il rifiuto di rifare la richiesta è netto!

Terzo episodio: bella lista di esami crocettati su un prestampato da parte di un medico di struttura ospedaliera con l’assistito che mi viene a chiedere la prescrizione.
Risposta al Collega: una mia assistita mi ha presentato questo documento che trovi in allegato.
In spirito di piena collaborazione, Ti chiedo di precisarmi come mai questi esami non sono già stati direttamente prescritti al fine di usufruire del prelievo tramite SSN, come da suo diritto.
Risposta: in genere chiediamo la collaborazione dei Medici di Famiglia nelle prescrizioni in quanto conoscono gli assistiti a 360° e possono valutare se integrare in un solo prelievo eventuali altre necessità, non certo per inviare gli assistiti nel privato.
Se la signora in questo momento non ha altre necessità, la contatteremo direttamente per inviarle le impegnative necessarie.
Ci mancherebbe!

Aldo Mozzone