Chiedo il vostro supporto in merito a una comunicazione ricevuta dall’ASL relativa ai compensi per Assistenza Domiciliare Programmata.  L’Azienda ha rilevato che la quota mensile relativa alle ADP risulta superiore al limite del 20% dei compensi percepiti e mi ha prospettato il recupero delle somme eccedenti, anche con effetto retroattivo, mediante un piano di rientro.

Ho già precisato all’ASL che il superamento della soglia deriva esclusivamente dal fatto che l’attività da me svolta riguarda prevalentemente ADP presso RSA, mentre risultano soltanto due pazienti assistiti in ADP domiciliare ordinaria. Ritengo pertanto necessario verificare se la tipologia di attività svolta in RSA debba effettivamente essere ricompresa nel medesimo limite previsto dall’art. 47, comma 2, lettera C, dell’ACN vigente.

Vi chiedo cortesemente di valutare la correttezza dell’interpretazione adottata dall’ASL, la legittimità dell’eventuale recupero retroattivo e le modalità con cui sia opportuno rispondere prima di accettare o sottoscrivere qualsiasi piano di rientro.

Caro collega,
abbiamo approfittato del Comitato Aziendale già programmato per oggi per sottoporre la tua segnalazione. Il Personale Convenzionato ha accolto le nostre osservazioni, confermando che le ADP effettuate presso le RSA non concorrono al raggiungimento del limite del 20% previsto per i compensi di ADP del personale convenzionato. L’Ufficio Personale Convenzionato ci ha assicurato che ti invierà quanto prima una comunicazione di rettifica. Non ti verrà pertanto proposto alcun piano di rientro, essendo venuto meno il presupposto della richiesta di recupero delle somme. Ti terremo naturalmente aggiornato qualora vi fossero ulteriori sviluppi.