Cari Colleghi,
quelle appena trascorse sono state settimane difficili e decisive, nelle quali le scelte del nostro Sindacato hanno assunto un ruolo determinante per il futuro della Medicina Generale. Sono momenti in cui il peso della responsabilità si avverte in tutta la sua forza.
Solo un mese fa il Governo annunciava il ritiro del decreto che avrebbe cambiato profondamente il volto della nostra professione: un provvedimento destinato a riscrivere l’intero ACN, a far decadere tutti gli Accordi Regionali e a insinuare la convenzione.
Il 13 giugno ci siamo ritrovati in mille a Roma per ribadire con forza il nostro no alla decretazione d’urgenza e il nostro sì alla concertazione, al confronto e al rispetto del modello pattizio.
Pochi giorni dopo siamo stati convocati per la trattativa di un “addendum” all’ACN che inseriva, tra i compiti della Medicina Generale, la presenza nelle Case della Comunità, come richiesto dagli impegni assunti con l’Europa nell’ambito del PNRR.
Di fronte a una prima bozza che conteneva condizioni per noi inaccettabili, al termine di una giornata complessa e per molti aspetti surreale siamo riusciti a modificare la proposta iniziale e a sottoscrivere un documento capace di dare risposta alle esigenze delle parti, evitando che nel pomeriggio del 22 giugno tornasse sul tavolo una soluzione legislativa calata dall’alto e inappellabile.
Ora, come sempre accade dopo una firma, il nostro compito è presidiare l’applicazione degli accordi. O forse, nel nostro caso, soprattutto consolidare il lavoro già svolto nei mesi precedenti: in Piemonte, grazie alla quasi completa copertura delle Case della Comunità, abbiamo di fatto reso superfluo l’addendum e il suo intento impositivo.
Adesso si apre la fase più importante: dare finalmente un significato assistenziale a queste strutture, renderle utili per noi professionisti e soprattutto per i nostri pazienti. Non vogliamo scatole vuote. Non vogliamo semplici presidi di guardia medica diurna. Vogliamo luoghi di crescita e confronto professionale, strumenti realmente capaci di generare salute, nei quali costruire percorsi di cura per quei cittadini che oggi troppo spesso vagano alla ricerca di prestazioni frammentate, non coordinate e prive di una vera presa in carico.
Con la Regione Piemonte abbiamo intrapreso un percorso di collaborazione che sembra procedere nella direzione giusta. Con l’Accordo Integrativo del 10 giugno, illustrato nella sezione successiva di questa newsletter, abbiamo introdotto elementi importanti per garantire maggiore sostenibilità al nostro lavoro e valorizzare il ruolo della Medicina Generale.
Il nostro impegno è continuare, senza arretrare. Il vostro sostegno è l’energia che ogni giorno ci permette di affrontare questa sfida con determinazione e responsabilità.
A presto,
Alessandro Dabbene

