Cari Colleghi,
nei mesi di agosto e settembre, pur con una parte del tempo dedicata al riposo, l’attività sindacale è stata tutt’altro che ferma e si è concentrata principalmente su due fronti.
Sul fronte provinciale, abbiamo sottoscritto gli accordi aziendali che, per la prima volta, ci vedono direttamente coinvolti come AFT. Il progetto aziendale, quello di governo clinico e i progetti distrettuali sono infatti orientati, in prima battuta, al lavoro di gruppo da svolgere nelle riunioni mensili di AFT, affiancato dall’impegno individuale, tanto nelle attività collegiali quanto nella nostra quotidiana attività professionale.
È emerso con chiarezza, nei diversi tavoli negoziali, per i quali abbiamo coordinato metodo e contenuti nelle nostre quattro ASL, che la valutazione dei risultati non può che essere una valutazione collettiva. È la categoria, attraverso il contributo dei singoli, che migliora la propria capacità di assistere e di incidere sulla salute della popolazione: è la forza dell’insieme che consente di valorizzare il lavoro di ciascuno.
Tra i progetti assume particolare rilievo quello relativo alle ipotesi di attività da svolgere nelle Case della Comunità. L’obiettivo è costruire percorsi che noi Medici delle AFT, sulla base della conoscenza concreta dei nostri assistiti e dei loro bisogni, riteniamo realmente utili e concretamente realizzabili, evitando che siano altri a definire dall’esterno ciò che deve essere fatto dalla Medicina Generale.
E proprio le Case della Comunità rappresentano il secondo importante fronte di questa estate, culminato la scorsa settimana con la firma del secondo Accordo Regionale su questo tema. L’intesa, oltre a consolidare la quota oraria e a prevederne l’incremento a partire dal 2027, ha confermato un principio per noi fondamentale: l’attività nelle Case della Comunità è integrativa e non sostitutiva rispetto a quella che già svolgiamo nei nostri studi e nelle AFT.
Un commento più approfondito del nostro Segretario Regionale è disponibile qui.
Vorrei infine chiudere con un pensiero alla nostra collega Emanuela, scomparsa nel mese di luglio a soli 49 anni.
La sua vicenda ha messo dolorosamente in evidenza quanto possano essere ancora difficili e, talvolta, paradossali gli ostacoli al diritto di prenderci cura di noi stessi quando ci ammaliamo, così come in occasione di una maternità o semplicemente per poter usufruire del necessario e dovuto riposo.
È un tema che riguarda profondamente la nostra comunità professionale, ma che chiama in causa anche le ASL, delle quali non dobbiamo dimenticare le responsabilità e nei confronti delle quali dobbiamo continuare a pretendere risposte. Anche nuove forme di sussidiarietà possono rappresentare una strada da percorrere, purché non si perda mai di vista il punto fondamentale: la tutela dei nostri diritti fondamentali.
Un saluto a tutti,
Alessandro Dabbene
Segretario Provinciale

