Cari Colleghi,
marzo si sta rivelando particolarmente impegnativo. Un breve elenco delle novità del mese: la Regione ha accelerato sulle Case della Comunità, rispetto alle quali vi ho inviato una nota dedicata a cui seguiranno aggiornamenti; è stato introdotto il nuovo certificato di invalidità, continueremo a inviare periodici aggiornamenti sulla base delle vostre segnalazioni; le software house stanno iniziando ad aggiornare i nostri gestionali per l’invio del Patient Summary, al quale è dedicato il “facciamo chiarezza” di questa newsletter; in merito agli arretrati e alle nuove voci del cedolino, tutte le ASL stanno procedendo al rallentatore ma da questo mese i nostri solleciti dovrebbero mostrare i primi risultati.
Vorrei però commentare in questo editoriale la vicenda sul cosiddetto “DDL Benigni” ovvero la proposta di Legge di Forza Italia sulla riforma della medicina generale, su cui in rete si è alzato un grande polverone e su cui è necessario fare chiarezza.
Prima di tutto non si tratta di un disegno di legge ma di una proposta di legge, ovvero di iniziativa parlamentare e non governativa, il che riduce di molto la probabilità che venga approvata, ancor più considerando che è stata presentata da un solo partito di maggioranza. In secondo luogo, è bene sapere che si tratta della quarta proposta di riforma della Medicina Generale approdata in Parlamento in questa legislatura dopo quelle della senatrice Cantù (Lega, 2022), Zampa (PD, 2023), Gasparri (FI, 2025). Tutte le proposte, compreso il pdl Benigni, sono state annunciate, presentate a un ramo del Parlamento e ad oggi non più calendarizzate per la discussione. Se riprendesse, il testo dovrebbe essere discusso ed emendato alla Camera prima in commissione e poi in aula, per poi ricominciare lo stesso iter al Senato. Considerando che siamo a poco più di un anno dalla fine della legislatura, è poco probabile che ci sia tempo per farlo. È inoltre poco probabile un’accelerazione voluta dal Governo anche considerando che il Ministro ha dichiarato di voler riformare solo il corso di formazione specifica. Entrando nel merito, il progetto di legge così come presentato è irricevibile e impraticabile in quanto si fonda sull’equivoco per cui la nostra professione ci impegnerebbe oggi per sole quattro ore al giorno a cui si vorrebbero sommare pari quota di attività oraria. Anche se l’ACN che dovrebbe applicare la legge includesse in quel debito orario quanto già facciamo, si aprirebbero scenari pericolosi e potenzialmente insostenibili. L’aspetto interessante della proposta sta invece nell’attribuire alla AFT, e quindi al lavoro di team, la centralità del modello organizzativo in un contesto libero professionale convenzionato: questi sono gli unici princìpi che hanno ricevuto apprezzamento da FIMMG ed ENPAM, al fine di consolidarne l’importanza per il dibattito che probabilmente si riaprirà con la prossima legislatura. Se invece si realizzasse oggi una improbabilissima accelerazione sul tema, vi posso garantire che FIMMG farà tutto quello che è in suo potere per scongiurare norme potenzialmente letali per la medicina generale e, di riflesso, per il servizio sanitario nazionale.
Un saluto a tutti,
Alessandro Dabbene
Segretario Provinciale FIMMG Torino

